07.12.2017
Ambulatorio in Romania per i “ragazzi in gamba”

Storie di bisturi: il Gemelli nelle sale operatorie del mondo

L’amputazione di un arto è un evento che sconvolge profondamente una vita. Ripercussioni su tutte le attività: dal lavoro all’organizzazione della giornata, dalle relazioni sociali alla sfera intima delle emozioni.

La disabilità in un contesto di povertà e di arretratezza culturale fa ancora più male. L’emergenza protesi in popolazioni disagiate e disperate fa tornare in mente la sequenza poetica e struggente - ma al tempo stesso tragica e surreale - del “Viaggio a Kandahar”, in cui gli aerei dell’ONU lanciano, nel deserto afghano, nuvole di arti finti con paracaduti bianchi.

Lontano dalla poesia e molto più vicino a noi, le giovani vite delle vittime di un’amputazione di un arto in paesi come la Romania si trasformano troppo spesso in una tragica esclusione sociale. Il progetto “Ragazzi in gamba” dell’Associazione Universitaria per la Cooperazione Internazionale (AUCI) punta a contrastare questo fenomeno: Massimo Liberatori, chirurgo generale e nefrologo, che guida il programma, è stato insignito, dal presidente romeno Klaus Iohannis, del titolo di Ufficiale dell’Ordine Nazionale Romeno “Serviciul Credincios”. Un riconoscimento ambito per un medico della Fondazione Policlinico Gemelli che coordina una squadra che lavora tra Iasi e Roma. In un piccolo ambulatorio, nella cittadina del nord della Romania, gli specialisti visitano e selezionano i candidati alla protesizzazione e monitorizzano e controllano quelli già trattati. Sono in grado anche di fare piccole modifiche e riparazioni. Ad oggi sono state impiantate 132 protesi a 118 ragazzi con 14 casi di doppio intervento.

(rubrica a cura di Luca Revelli)

Ambulatorio in Romania per i “ragazzi in gamba”

di Massimo Liberatori

Un incidente sul lavoro, una grave malattia, una tragica fatalità. Possono essere diversi i motivi che portano all’amputazione di uno o più arti. Ma il destino di chi, da amputato, vive in Romania, è tristemente duro. Per contrastare questa situazione da alcuni anni (quasi 14), il Progetto “Ragazzi in gamba” (Tineri pe picioare) realizzato da Auci, Associazione Universitaria per la Cooperazione Internazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e la Chiesa ortodossa romena in Italia, lavora tra Italia e Romania.

Dal 2004 ad oggi, 118 ragazzi romeni sono stati aiutati, operati e dotati di protesi all’avanguardia (132, con 14 casi di amputazione bilaterale). I destinatari del nostro programma sono giovani romeni tra 20 e 45 anni che hanno subito l’amputazione di uno o più arti. Per chi ha una disabilità motoria, la realtà oggi in Romania è spesso quella di essere lasciato a un destino di marginalità, esclusione e povertà.

Alcuni vengono addirittura abbandonati dalla propria famiglia: per esempio, un marito senza una gamba non ha nessun valore. Forse ancor più grave è il caso di chi viene mandato - per non dire obbligato - dalla propria famiglia a mendicare in Paesi stranieri sfruttando la propria disabilità nella convinzione di passare una vita agiata fatta magari di un telefonino di ultima generazione. Il primo obiettivo del nostro lavoro quindi è quello di migliorare le condizioni materiali di vita in Romania delle persone amputate attraverso la riacquisizione soggettiva dell’integrità fisica attraverso la protesi.

Le protesi fornite dal Progetto sono state e sono realizzate presso la filiale di Roma del centro protesi Inail con il quale è siglata un’intesa, alcuni con una doppia amputazione e quindi doppie protesi. Una storia tristemente comune per chi ha subìto un incidente sul lavoro, spesso per i bassissimi standard di sicurezza.      

La realtà di chi ha subito un’amputazione in Romania è estremamente difficile soprattutto per coloro che già vivono in situazioni marginali o abitano in zone rurali in cui domina ancora una cultura del passato. Le stesse famiglie hanno una concezione di disabilità legata al lavoro: chi ha un handicap è una persona che non vale perché non produce reddito.

C’è, però, anche chi trova la sua dimensione. E soltanto con gli arti superiori riesce a costruirsi o ricostruirsi una vita: è accaduto a un giovane senza le gambe che ha sposato una ragazza, anche lei senza una gamba, con cui ha avuto una bambina. Adesso grazie al lavoro dei volontari che si affiancano a “Ragazzi in gamba”, avranno anche una casa.

Quando ho cominciato a frequentare la comunità romena di Roma circa 10 anni fa gli italiani non avevano una immagine idilliaca né della Romania in generale né dei romeni in Italia. Non mi sono mai fatto influenzare da questa realtà mediatizzata: ogni popolo ha i suoi buoni e i suoi cattivi.

L’attività dell’AUCI nella cooperazione internazionale

L’AUCI, Associazione Universitaria per la Cooperazione Internazionale, è un’organizzazione non governativa (ONG) fondata nel 1976 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma. Oggi, grazie a oltre 160 associati ed al lavoro dei suoi collaboratori volontari, mantiene attivi numerosi progetti di cooperazione a carattere internazionale (Romania, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, India e Perù) in ambito sanitario e sociale.  Promuove inoltre iniziative di carattere culturale e sociale. In particolare, fornisce aiuto e assistenza alle situazioni di marginalità (disabilità, malattie croniche e lungodegenza) anche favorendo l’accoglienza di pazienti che necessitano di particolari terapie non fruibili nei Paesi di origine. Da pochi giorni è stato eletto il nuovo Consiglio Direttivo e Giovanni Manganiello (ex consulente della Farnesina) si è avvicendato nella presidenza con il prof. Pasquale De Sole (che rimane come presidente onorario).

 

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