06.12.2018
“Curare con il cuore”, al Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS si riflette con il Cardinale Vicario De Donatis di ri-umanizzazione delle cure

Formazione e impegno relazionale del personale medico e sanitario, comunicazione e qualità del rapporto medico-paziente-famiglie, qualità e confort dei luoghi di cura: queste le idee centrali della riflessione a più voci di un nuovo progetto di “Ri-umanizzazione delle cure” che si è svolta oggi, giovedì 6 dicembre, presso la Sala MediCinema della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Al centro dell’incontro l’intervento di Sua Eminenza Card. Angelo De Donatis, Vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma: “Provare compassione, tendere la mano e toccare”: questi i tre verbi che il Cardinal Vicario ha voluto consegnare a medici, infermieri e operatori sanitari, riferendosi al brano evangelico della guarigione del lebbroso. Il Card. De Donatis ha esortato a “stare accanto, perché spesso chi soffre non sa darsi spiegazioni e non le vuole, si sente vittima e si abbandona allo scetticismo”. “Chi soffre – ha continuato - non vuole sentirsi un organismo su cui intervenire o una serie di esami da fare”.

Il Cardinal Vicario ha poi chiesto ai medici di essere “portatori non solo di un benessere fisico, ma di una salute integrale della persona”, sottolineando che “tendere la mano vuol dire accompagnare la professionalità con il senso di umanità”. Infine, si è soffermato sul verbo “toccare”, cioè sulla necessità “di entrare in contatto fisico con il malato”. “Penso agli infermieri, agli operatori socio-assistenziali e ai volontari: la prima medicina è l’affetto, il primo nutrimento è l’attenzione”.

Una vivace discussione che ha visto protagonisti autorevoli esponenti del mondo della sanità e di quello ecclesiale intervistati dal giornalista Giovanni Minoli su temi riassunti nel titolo del convegno “Curare il malato e non soltanto la malattia”.

Il meeting è nato per iniziativa del professor Massimo Massetti, Direttore dell’Area Cardiologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica.

Il convegno è stato aperto dal professor Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica, per il quale “il titolo stesso di questo appuntamento ci fa interrogare su quando le cure hanno smesso di essere primariamente umane e si è passati a curare più la malattia che il malato. Oggi è forte l’esigenza di tornare a un’attenzione al paziente nel suo complesso” e da S. E. Monsignor Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico generale dell’Ateneo del Sacro Cuore: “Il Policlinico Gemelli è un cuore pulsante che è in grado di ridare speranza e fiducia, perché pulsa con dinamiche che sanno riconoscere, rispettare e promuovere il vero autentico bene della persona, sia del malato che di quelli che operano nel mondo sanitario”.

Sono intervenuti il professor Rocco Bellantone, Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica e Direttore del Governo Clinico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS che ha sottolineato come “nessuna scienza può dare la felicità, che è invece il fine ultimo del nostro operato. Le istituzioni cattoliche che si occupano di medicina devono avere la missione di curare la persona e non solo la sua malattia, e per questo bisogna creare un percorso per cui l’indifferenza venga abolita”, Monsignor Mauro Cozzoli, docente di teologia Morale alla Pontificia Università Lateranense e Assistente Ecclesiastico AMCI della Diocesi di Roma, Mariella Enoc, Presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù IRCCS, che ha sottolineato come “la ricerca scientifica è la più grande forma di carità in medicina”, e il professor Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha auspicato “un maggior trasferimento di risorse al mondo della salute che sta diventando sempre più complesso”.

A seguire il contributo del dottor Giovanni Raimondi, Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS: “Siamo una fondazione senza scopo di lucro, ma c’è un tema di sostenibilità che non può essere eluso”, ricordando l’importanza dell’organizzazione e della gestione delle risorse, con un’attenzione a non cadere “nell’aziendalizzazione che spesso è vicina al termine burocratizzazione”.

“La riflessione avviata oggi ha l’ambizione di concretizzarsi in un progetto pilota sulla ri-uman

izzazione delle cure che interesserà, a partire dai primi mesi del 2019, il perimetro dell’Area Cardiologica del Gemelli, e che potrà essere estesa a tutte le Aree del Policlinico e, potenzialmente, anche ad altre realtà sanitarie”, ha spiegato il professor Massimo Massetti. “Il progetto pilota si declina con interventi orientati su tutte le dimensioni della cura, in particolare quella organizzativa e strutturale e quella relazionale, rivolta sia al personale sanitario che ai malati e alle loro famiglie e vuole definire un concetto rinnovato e avanzato di umanizzazione. Ri-Umanizzare - prosegue Massetti - significa anche costruire nuove relazioni tra le persone e i luoghi di cura nel convincimento che l’ospedale deve offrire non solo l’eccellenza delle terapie, ma anche ambienti capaci di esprimere un adeguato confort sensoriale e che rispondano ai bisogni dei pazienti con le loro famiglie e a quelli del personale sanitario. Il progetto definisce nuovi criteri di organizzazione dello spazio per migliorare non solo il benessere emozionale e psicologico, ma anche quello fisico velocizzando e favorendo il percorso di recupero”.

La sessione degli interventi si è conclusa con il professor Filippo Crea, Ordinario di Cardiologia all’Università Cattolica e Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Toraciche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, e Alessia Rabini, Ricercatrice dell’Istituto di Ortopedia all’Università Cattolica e Fisiatra dell’Area Cardiovascolare della Fondazione Policlinico Universitario.

L'intervento conclusivo di S.Em. il Cardinale Angelo De Donatis

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