29.01.2019
Con il grande freddo più rischi per il cuore
"Il gelo può favorire spasmi delle arterie coronariche e peggiorare il quadro dei pazienti affetti da coronaropatie. Ma non solo". Antonio Rebuzzi, direttore della UOC di Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e associato di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università Cattolica, lo spiega in un’intervista all'Adnkronos Salute.

Secondo il professor Antonio Rebuzzi i più vulnerabili agli effetti dell'ondata di freddo che sta colpendo il nostro Paese sono gli anziani fragili, ma anche gli ipertesi, i cardiopatici e gli scompensati.  "Possono verificarsi infatti delle crisi di angina da freddo, e in chi ha una coronaropatia queste crisi, se prolungate, possono diventare infarto - spiega l’esperto.  Il gelo in effetti favorisce l'ischemia miocardica. In questi giorni, inoltre, la vasocostrizione legata alle basse temperature può far schizzare in alto la pressione: si possono sperimentare picchi pressori improvvisi. E' bene che gli ipertesi consultino il cardiologo per capire se è opportuno aumentare il dosaggio dei farmaci per controllare la pressione. E questo ancor di più se si recano in montagna". Cosa fare, allora, per difendersi? "Intanto - dice Rebuzzi - è bene raccomandare agli anziani, agli ipertesi, a chi soffre di scompenso cardiaco di vaccinarsi contro l'influenza, ma anche contro la polmonite. Inoltre queste categorie di pazienti nei giorni di grande freddo - raccomanda il cardiologo - devono fare particolare attenzione: evitare di uscire nelle ore più gelide, coprirsi sempre molto bene, in particolare il petto, ma anche evitare sforzi fisici fatti all'esterno, seguire attentamente le terapie e consultare il medico in caso di malessere". E il pericolo non è legato solo alle temperature. "Gli anziani sono spesso fragili o immunodepressi, facilmente possono passare da un raffreddore o un'influenza a una polmonite. In questo caso, uno scompenso leggero diventa grave ed è difficile recuperare la situazione", conclude Rebuzzi.

 

Fonte: AdnKronos Salute

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