07.08.2017
Presentato al Gemelli il Percorso dedicato all’abuso di alcolici e alle patologie correlate

 Forte di 20 anni di esperienza specifica, la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli ha creato il Percorso Clinico Assistenziale (PCA) dedicato ai pazienti affetti da “Alcohol Use Disorders” - ovvero una condizione di abuso cronico e compulsivo di alcol associato a dipendenza fisica e psicologica. Il percorso si prefigge di prendere per mano il paziente e di seguirlo nella sua individuale globalità, organizzando, facilitando e agevolando l'accesso ai servizi diagnostico-clinici, al trattamento più adeguato e garantendo periodici controlli per valutare i risultati delle terapie  intraprese e offrire un supporto continuo al paziente. Una particolare attenzione (con un giorno a settimana loro dedicato) viene rivolta ai pazienti appartenenti alle fasce più deboli della popolazione, in particolare le persone senza fissa dimora, le persone cosiddette “invisibili” che vivono ai margini delle nostre città, e che hanno trovato accoglienza e aiuto  presso la Villetta della Misericordia, la residenza realizzata da circa un anno presso il campus dell’Università Cattolica e del Gemelli e gestita con la preziosa collaborazione della Comunità di Sant’Egidio. Questi speciali pazienti vengono seguiti non solo per assistenza medica internistica e algologica, ma anche per favorire il reinserimento sociale-lavorativo nell’ottica della presa in carico globale della persona.

Alla presentazione del Percorso, il 20 giugno scorso, alla presenza di S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), sono intervenuti Pierluigi Granone, Direttore Governo Clinico del Policlinico Universitario A. Gemelli e Ordinario di Chirurgia Toracica dell’UCSC, Antonio Giulio de Belvis, Responsabile dell’UOC Percorsi Clinici, Antonio Gasbarrini, Direttore Area Gastroenterologia della Fondazione Gemelli e Ordinario di Gastroenterologia della UCSC, e Paolo Maria Rossini,  Direttore Area Neuroscienze e Ordinario di Neurologia della UCSC.

“Il Policlinico Gemelli - ha dichiarato Enrico Zampedri, Direttore Generale della Fondazione - si mette a disposizione con la presa in carico delle situazioni di fragilità esistenziale che a volte necessitano anche di interventi complessi. Il Percorso dedicato alle persone che fanno abuso di alcol suggella la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio con cui condividiamo da circa un anno la straordinaria esperienza della Villetta della Misericordia, sorta per accogliere le persone senza fissa dimora, spesso sofferenti di patologie alcol correlate e che oggi trovano risposte ai loro bisogni anche dal punto di vista sanitario grazie ai nostri ai volontari e grazie ai nostri medici e operatori sanitari”.

Le patologie alcol correlate (secondo i dati OMS, terza più comune causa di morte prematura e disabilità in Europa, con circa 200.000 morti l’anno) riguardano ogni anno circa 500 pazienti che accedono al Policlinico Gemelli,  dove dal 1998 è presente l’Ambulatorio di Alcologia, come ha spiegato il prof. Giovanni Addolorato, Dirigente Medico UOC Medicina Interna, Gastroenterologia e Malattie del Fegato. 

Dal 2002 l’Ambulatorio, con la sua equipe multidisciplinare, è il punto di riferimento all’interno del Centro Trapianti del Policlinico per la gestione dei pazienti con epatopatia alcolica, con l’obiettivo di fornire loro un trattamento multimodale adeguato per il raggiungimento e il mantenimento dell’astensione dal consumo di bevande alcoliche e fornire loro strumenti di supporto terapeutico per prevenire la ricaduta nel post-trapianto. Il nuovo PCA, con le diverse specialità che convergono nell’Ambulatorio come Unità di valutazione Multidisciplinare, assicura al paziente preso in carico la continuità assistenziale nelle varie fasi del processo di cura. Ciò significa avviare il paziente a un trattamento multimodale di disassuefazione dall’alcol  che, come spiega Addolorato: “prevede una terapia farmacologica, psicologica individuale e di gruppo, in regime ambulatoriale e di day hospital, una gestione multidisciplinare con gli specialisti in ruolo di consulenza e, qualora le condizioni cliniche lo richiedano, con ricovero ospedaliero per la gestione di problematiche di salute alcol-correlate in fase di acuzie e per la pianificazione di un programma di disassuefazione dall’alcol prevenendo o limitando così la comparsa di sintomi/segni di astinenza di rilievo (delirium tremens, allucinazioni visive/uditive/tattili, tachicardia ecc.)”.

Alla presentazione del Percorso sono intervenute anche Gianna Iasilli, della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli e responsabile per la Comunità di Sant’Egidio delle attività della Villetta della Misericordia, e la prof.ssa Francesca Zuccari, responsabile Europeo dell’impegno della Comunità di Sany’Egidio a favore delle povertà estreme.

Oltre i numeri ci sono volti e storie di cui prendersi cura

“Dietro i numeri sul consumo di alcol ci sono volti e storie. Il più delle volte, volti sfigurati e storie delle quali non salveresti nulla. Eppure scegliere di prendersene cura vuol dire credere che quei volti possano tornare a essere guardabili e possano riprendere a trasmettere messaggi ed emozioni; vuol dire che le trame di quelle storie possono tornare ad avere un senso. L’impegno allora che oggi viene sancito e allargato mi sembra porti con sé un messaggio forte in un clima socio-culturale, come il nostro, sempre più incline a creare ‘scarti’ e a disfarsi senza scrupoli di ciò che non risponde a canoni condivisi”.

E’ il forte messaggio lanciato da Monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (nella foto a sinistra), a conclusione della cerimonia inaugurale del PCA per le patologie alcol correlate.

L’accoglienza di pazienti con patologie alcol correlate - nella forma che oggi si inaugura - rappresenta un valore aggiunto per delle persone e per una struttura che, umanamente e professionalmente parlando, non ne avrebbero bisogno. Il Gemelli è nota struttura di eccellenza e chi vi opera gode di grande apprezzamento, ha proseguito il Segretario generale della CEI. Il contatto con le fragilità e il piegarsi con amore gratuito sulla “carne sofferente di Cristo” - quando vengono vissuti in maniera consapevole e partecipe - sono in grado di ridimensionare pretese, arroganze e controversie pretestuose.

“Il paziente e soprattutto chi arriva qui col volto sfigurato e con storie devastate,  ha bisogno di trovarsi attorno una struttura efficiente dal punto di vista scientifico ed ha bisogno di poter sempre contare su persone motivate e riconciliate tra loro perché tutte segnate dalla passione per il bene comune - ha concluso Monsignor Galantino -. Questo i pazienti e quanti stanno con loro lo avvertono e lo raccontano”.

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