17.04.2019 10:41:28
Giornata nazionale lotta trombosi. Il punto su neoplasie mieloproliferative croniche ad alto rischio trombotico.
Oggi, mercoledì 17 aprile, Ottava Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi (http://www.giornatatrombosi.it). In Italia oltre 1 milione di persone convive con le gravi disabilità causate da malattie ad elevato rischio trombotico che non toccano solo direttamente chi è stato colpito ma anche i famigliari e chi se ne fa carico, tra le patologie ad elevato rischio trombotico le neoplasie mieloproliferative croniche.

Oggi, mercoledì 17 aprile, Ottava Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi (http://www.giornatatrombosi.it).

In Italia oltre 1 milione di persone convive con le gravi disabilità causate da malattie ad elevato rischio trombotico che non toccano solo direttamente chi è stato colpito ma anche i famigliari e chi se ne fa carico, tra le patologie ad elevato rischio trombotico le neoplasie mieloproliferative croniche. Il punto sulle novità e le strategie di prevenzione nell’ambito dei centri ematologici del circuito European LeukemiaNet e gli studi in atto per focalizzare le migliori modalità di trattamento con Valerio De Stefano, Ordinario di Ematologia all'Università Cattolica e Direttore dell'Area di Ematologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Il professore coordinerà lo studio per identificare i fattori clinici e laboratoristici più utili per stabilire le modalità e la durata per un migliore trattamento antitrombotico.

 

Le neoplasie mieloproliferative croniche Philadelphia-negative sono un gruppo di malattie ad elevato rischio trombotico, circa 10 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. In tale gruppo sono comprese policitemia vera, trombocitemia essenziale, mielofibrosi in forma pre-fibrotica o conclamata, tutte caratterizzate in grado variabile da aumento della proliferazione delle cellule ematiche e da fibrosi midollare.

Nonostante la rilevanza clinica della problematica trombotica, la relativa rarità di tali patologie rende difficile effettuare studi clinici controllati per stabilire le migliori strategie di prevenzione. L’11 e 12 gennaio 2019 si è tenuta a Bergamo con la presidenza del professore Tiziano Barbui una Consensus Conference dell’European LeukemiaNet in cui i maggiori esperti italiani hanno proposto a colleghi di Francia, Germania, Spagna, Regno Unito alcuni progetti di ricerca tesi a migliorare le conoscenze nel campo.

L’Istituto di Ematologia dell’Università Cattolica e l’Area di ematologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS coordinerà uno studio volto a identificare i fattori clinici e laboratoristici più utili per stabilire le modalità e la durata migliori di trattamento antitrombotico dopo un episodio di trombosi venosa, dapprima con una revisione sistematica della letteratura scientifica e poi promuovendo uno studio europeo di applicazione dei possibili algoritmi terapeutici.

Il progetto si inserisce nella recente attività del professore De Stefano in collaborazione con il professore Barbui, che ha portato alla pubblicazione di una serie di studi multicentrici che hanno coinvolto più di 1500 pazienti con neoplasie mieloproliferative croniche e trombosi. Tali studi hanno focalizzato le migliori modalità di trattamento con agenti citoriduttivi, anticoagulanti o antiaggreganti in pazienti con ischemia cerebrovascolare, tromboembolismo venoso, o trombosi venose addominali, ponendo le basi per nuovi studi di validazione di tali ipotesi nell’ambito dei centri ematologici del circuito European LeukemiaNet.

Lo studio di tali pazienti a elevato rischio trombotico ha inoltre individuato nuove ipotesi di trattamento potenzialmente applicabili alla popolazione generale: è questo il caso dei pazienti con ischemia cerebrale e neoplasia mieloproliferativa cronica, in cui la profilassi farmacologica secondaria è risultata così efficace da ottenere una prognosi a lungo termine molto migliore di quanto osservato nella popolazione generale nei pazienti con ischemia cerebrale non embolica. L’ipotesi di applicare trattamenti citoriduttivi in questa platea di pazienti ben più vasta andrà validata con adeguati studi sperimentali.           

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